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un tempo galleria "il raggio"

Nel mese di giugno del 1997 con un'esposizione dedicata al pittore ticinese Antonio Rinaldi
( attivo nel 1800 soprattutto nel Mendrisiotto come affrescatore di chiese) prese avvio, all'interno dei locali del negozio "la cornice", l'attività espositiva della galleria " il raggio ". In collaborazione con il signor Domingo Sampietro, il quale era responsabile della conduzione artistica della galleria, si organizzavano sia mostre di artisti contemporanei, che esposizioni tematiche.

A partire dal primo di gennaio 2019 sono cessate l'attività della galleria "il raggio" e la collaborazione con il signor Domingo Sampietro che ringraziamo per il prezioso lavoro svolto in questi ventun anni.

Con un'esposizione dedicata al pittore milanese residente a Bergamo Claudio Granaroli il 26 febbraio 2019 ha preso avvio, sempre nella medesima sede all'interno del negozio "la cornice" l'attività di: "LA CORNICE spazio espositivo".



Dal 29 gennaio al 29 febbraio 2020

 

Ubaldo Rodari




 

Gilberto Isella presenta Ubaldo Rodari

 

Abbiamo il piacere stasera di inaugurare la mostra dell’artista di Verbania Ubaldo Rodari, artista non del tutto sconosciuto al pubblico luganese, avendo  esposto una serie di incisioni, qualche anno fa, presso la Biblioteca dei Frati. Rodari, bergamasco di nascita, vive e opera a Verbania sul Lago Maggiore, entro una cornice paesaggistica che ha influito notevolmente sul suo immaginario visivo degli anni Settanta.  Da segnalare il suo viaggio di studio a Parigi, dove incontra Chagall e Sonia Delaunay, ma determinante per lui è la frequentazione  della Scuola Internazionale di Grafica a Venezia, per seguire le lezioni di Riccardo Licata e Giuseppe Zigaina. Ammira il rigore di Zigaina nell’incisione, soprattutto per il trattamento del paesaggio in senso “anatomico”, volto a coglierne la cifra nascosta. Ha anche la fortuna di incontrare Vedova, uno dei maestri più significativi dell’arte italiana contemporanea. Rodari vivrà poi un’avventura tutta sua, riconosciuta e apprezzata in patria e all’estero grazie a un notevole numero di esposizioni personali e collettive

  Le opere esposte alla Galleria La Cornice  -  tele e carte incise, tecniche miste - ci indirizzano subito verso una corrente ben storicizzata, l’astrattismo. Ma l’astrattismo – del quale si nutrì una parte consistente dell’arte novecentesca – lo si può intendere e declinare in diverse maniere. Quello di Rodari è un astrattismo libero, senza dogmi, e soprattutto permeato di memoria, ossia di quella quarta dimensione che conferisce ai suoi lavori una profondità, direi una Stimmung del tutto singolare. Incontriamo il tempo, dunque, e col tempo una meditazione sulle forme primarie:  gli archetipi, le loro dinamiche, il loro prodursi e il loro  evolversi nello spazio pittorico. Un processo essenziale di cui si sono interessati due giganti del Novecento, Klee e Kandinsky, punti di riferimento ineludibili anche per Rodari. Il quale sottoscriverebbe di sicuro la seguente frase dell’artista russo: “L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro”. L’arte non sta solo infatti nel suo presente.

  Lo dimostra alla perfezione l’opera di Rodari, dove - come lo stesso artista conferma -  persiste l’impronta di fasi creative anteriori, fasi caratterizzate, per la precisione, da una figuratività selettiva e fortemente stilizzata. Forme e colori ottenuti dall’osservazione del mondo reale, eppure già in preda a dubbi e interrogativi. Mi riferisco soprattutto all’esperienza figurativa contenuta nel ciclo “Quadri segreti: 1979-82.”. L’ambiente rappresentato in quel ciclo è quello rivierasco del Lago Verbano. Davanti a noi sfilano oggetti riconoscibili e familiari: inferriate, cancelli, staccionate – magari memori degli steccati di Zigaina - tralicci, lampioni e altro, distribuiti in uno scenario crepuscolare, tendenzialmente brumoso e cupo alla maniera di Sironi, non privo peraltro di allusioni alla pittura metafisica, visto il rigoroso dispositivo geometrico attuato. Ma queste vedute sono  prive di qualsiasi dato  esornativo o naturalistico, come se l’artista intendesse prosciugare il campo visivo, privilegiandone solo alcuni parametri formali e tematici. Gli stessi, per intenderci, che transiteranno, ulteriormente depurati, nelle ricerche successive, diciamo entro il contesto dell’astrazione raggiunta. Si tratta in definitiva di due elementi di uguale importanza, e  strettamente interconnessi: la linea tesa verso l’alto, sul piano visivo, e l’idea di ostacolo, dal profilo psicologico. La linea verticale - un orizzonte a modo suo - funge appunto da fattore ostacolante.  Nell’introdurre il catalogo di Quadri segreti,  e proprio in riferimento al tema dell’intralcio, la critica Giulia Grassi cita la celeberrima siepe leopardiana dell’Infinito. La siepe: vale a dire l’elemento che impedisce e in pari tempo scatena il desiderio di andare oltre, di proiettarsi negli infiniti spazi.

  Questo paradosso visuale, ossia l’impulso a oltrepassare malgrado la controspinta del trattenere, orienterà la produzione futura, fino a divenire un leitmotiv strettamente vincolato al tema della memoria e del tempo. Ma anche  determinando, nel concreto, la fluidità e le vibrazioni intime dell’opera. Soffermiamoci sulle tele esposte.  Se è vero che i rapporti tra la partitura cromatica, da una parte, e la tensione delle linee dall’altra, definiscono la costruzione dello spazio, è altrettanto vero che questo spazio ci appare poroso, vibrante, tale da attrarre a sé ulteriori elementi spaziali, come in un palinsesto. Le monocromie di fondo, quei colori accesi che danno “risonanze interiori”, per dirla con Kandinsky, e qui ben rappresentati dal rosso di Tensioni flessibili, non impediscono allo spazio di oscillare, di scomporsi e ricomporsi. Di questa motilità è appunto responsabile il tempo, perché solo il tempo può animarla, regolandone ritmi e intensità. Una monocromia di tal sorta – a differenza di quella praticata da puristi quali Mondrian o Malevic – appare in effetti quasi sempre inquieta, impura, denunciando increspature e notevoli varianze entro il suo raggio d’azione. Di sicuro un paradigma imprescindibile, ma che va colto nell’ambito di un percorso complesso. Lo documentano l’esuberanza policromatica di Composizione-dittico, o le escursioni tonali nella serie La scala nascosta, quadri che invitano lo spettatore ad affrontare una vera e propria scalata dello sguardo, al fine di perseguire l’invisibile nel visibile.   

  Dietro questi esiti è lecito immaginare una  strategia a lungo termine, le cui manifestazioni riguardano in particolare le tecniche e i materiali impiegati. Vedi l’importanza di mescolare pastello, terre, pigmenti e altro, nella realizzazione della tela. L’importanza cioé di dar vita un processo plurimaterico in grado di assorbire il riflusso di altri episodi creativi, l’ombra di un agire pregresso. Tra le sottili linee o margini più o meno ondulati, per fare un esempio, s’insinuano sovente strisce di stoffe, stracci  utilizzati per pulire i pennelli, ovvero strumenti che hanno già detto la loro. Ne emerge, per così dire, la vitalità incoercibile del reale. Quel reale che sussiste in resti di pulsioni creative, in fantasmi di emozioni trascorse,  un reale temporalizzato. Doni della memoria e del transito, dunque, ma al contempo operatori di un processo dialettico che contrappone l’ordine - ossia la strutturazione geometrica - al disordine  - ossia la materia bruta e informe. Un discorso analogo vale per il riutilizzo di vecchie tele.

   Passiamo alle carte incise.  Qui il ricordo di vecchie incisioni, riprese da lastre di zinco o di rame, si attesta sottotraccia in produzioni nuove, realizzate su carta fatta a mano. Una faccenda puramente tecnica, legata all’esecuzione? No, perché nel nostro caso è un progetto globale a entrare in gioco,  e i traumi segreti che esso porta a galla.  Rodari usa spesso l’espressione “incidere sulla pelle dello spazio”, con la quale vuol mettere in evidenza, attraverso il supporto cartaceo, un  corpo tatuato. Lo spazio diventa allora un organismo vivente, il luogo del soggetto diremmo, un po’ come nell’ottica di un Lucio Fontana. Ma  già  Mark Rothko, a proposito delle forme, diceva che esse “esprimono la legge e la passione degli organismi viventi”. Sulla pelle del vissuto vanno ugualmente a imprimersi  le emozioni inconsce: fenomeni costretti a vedersela con la censura, con le barriere interiori. Ne è un esempio significativo la composizione Muro d’inverno, carta incisa a pigmenti su telaio. Non un muro reale innevato, piuttosto un muro simbolico portato all’incandescenza. Un muro che postula il divieto ma dove si individua, nella parte superiore, un bianco immacolato, un bianco assoluto. Forse a rappresentare l’inaccessibilità del senso dell’essere, o al contario a segnare un varco salvifico, come direbbe il poeta Montale. L’enigma rimane, dal momento che lo spazio – in quanto cardine dell’essere insieme al tempo - rivela e sottrae allo stesso modo. Ricordo alcuni titoli di Rodari: Spazio chiuso, Spazio negato. E già il  fatto di progettare dittici o trittici che si ripiegano su se stessi come libri è eloquente.  Rodari non lascia comunque sorgere il sospetto che la sua arte voglia trasmetterci una visione nichilistica dell’esistente. Basterebbe osservare l’esplosione  d’energia rossa in una accattivante carta posta in vetrina. Le sue combinazioni di linee e colori, qualora non siano i toni cupi a primeggiare, veicolano slanci vitali irrefrenabili, mettendoci in contatto con la bellezza primordiale del cosmo.

 

 

 



 Locandine "LA CORNICE spazio espositivo"

 



Archivio locandine "il raggio"

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canonica               
               
               


 

              Alcune esposizioni tematiche dal 1997 a oggi:

1997: "Incisori giapponesi dell' 800" La mostra presentava xilografie a colori appartenenti al periodo dello "UKIYO-E" con una scelta dei massimi artisti giapponesi del tempo come: Hokusai, Hiroshige, Shunsho, Kunisada, utagawa e altri. 


1998
: "L'epoca d'oro dell'incisione tedesca dalla fine del `400 alla fine del `500". Una ricca scelta di incisioni dei maggiori artisti tedeschi del periodo:A.Dürer, A.Altdorfer, H.S.Beham, M.Wolgemut, D.Hopfer e molti altri. 


1999
: "Il disegno italiano del dopo guerra". Disegni di artisti italiani operanti nel periodo quali: M.Marini, Brindisi, Dova, Bergolli, Bestini, Mucchi, Crippa, Lanaro, Del Drago, Mazzola, breveglieri, Badodi e Dodi Bortolotti. 


2000
: "L'incisione romantica".Incisioni dei massimi interpreti di questa corrente culturale : Delacroix, Corot,Daubigny, Chasserieau, Fantin Latour, Calame, Fontanesi, Cotman, Borromeo e altri. 


2001
: "Incisori italiani antichi da fine `400 a fine `700".Una vasta scelta di incisioni dei maggiori interpreti di questa tecnica:S.Della Bella, G.Tiepolo, G.B. Castiglione "il grechetto",A.Tempesta, G.B. Piranesi e molti altri. 


2001
:"Astratta".La mostra presentava una vasta scelta di grafica moderna di artisti di fama internazionale quali: Braque, Sutherland, Man Ray, Vasarely, Jorn, Bill, Fautrier,Lam,Appel,Matta,Veronesi,Caporossi, Guidi, Vedova, Magnelli e altri. 


2002
:"Astrattismo comasco".Opere grafiche degli artisti appartenenti al "gruppo Como": M.Radice, A.Galli, M. Ro, C.Badiali e C.Prina. 


2002
: "Poesia dell'informale".Collettiva di otto artisti italiani fra i più rappresentativi del genere:Ruggeri, Collina, Bargoni, Barbieri, Raciti, Mosconi, Sturla e Lerpa. 


2003
:"Frammenti di pittura figurativa nel Ticino del `900".La mostra presentava una scelta di artisti operanti in Ticino durante il periodo:G.Galbusera, A. Nespoli, E. Burzi, W.Schmid, M. Moglia, N.Arnoldi, Seewald, Kempter, C.Cotti, P. Togni, F. Meier, Ferrazzini, Hasenfranz, M.Osswald Toppi, Rosetta Leins, P.Colombi e P.Donzé. 


2005
:"Albert Müller e Gordon Mc Couch: espressionisti in Ticino".La mostra metteva a confronto due degli artisti che hanno operato, uno a Mendrisio,l'altro ad Ascona, facendo conoscere anche nel nostro cantone l'espressionismo di matrice tedesca. Gordon Mc Couch, originario di Philadelphia,dopo aver frequentato l'accademia in  Germania, si trasferisce in Ticino attratto dal fermento culturale del "Monte Verità" sopra Ascona.Albert Müller giunge invece in quel di Mendrisio dove fonda con altri espressionisti il   gruppo "Rot-blau".


2006
:"los caprichos" di Francisco Goya:abbiamo presentato un gruppo di incisioni all'acquaforte e all'acquatinta della serie "los caprichos" edita per la prima volta nel 1799.Questa serie ebbe uno straordinario successo nell'800 tanto che ebbe un totale di dodici edizioni.Le tavole presentate appartenevano alla 5° edizione, stampata dalla calcografia della Real Accademia di Madrid nel periodo 1861-1886 in 210 esemplari. 


2007
:"Pan" di Oskar Kokoschka: erano esposte 17 litografie originali firmate e numerate dall'artista,appartenenti alla cartella "Pan" edita da hoffmann und Kampe nel 1978 che illustrava l'omonimo romanzo di Knut Hamsun.Correlava la mostra una ricca esposizione di libri illustrati da incisioni realizzate dai maggiori esponenti dell'espressionismo tedesco.


2008
:"La Tauromachia" di Francisco Goya:abbiamo esposto la serie completa, 40 tavole, appartenenti alla IV tiratura (su 7) eseguita nel 1905 in 100 esemplari che lo Harris giudica la migliore dopo la prima.


2010:
"Adriana Bisi Fabbri": abbiamo esposto grazie alla collaborazione con gli eredi una vasta scelta di disegni a matita, di carboncini e pastelli che ben rappresentavano sia la sua attività di ritrattista che quella di illustratrice.


2011:
"Maestri giapponesi del '700 e del '800": come già nel nel 1997 abbiamo esposto una trentina di xilografie a colori appartenenti al periodo dello "UKIYO-E" con una scelta dei massimi artisti giapponesi del tempo come: Hokusai, Hiroshige, Shunsho, Kunisada, utagawa e altri. Abbiamo inoltre completato la mostra esponendo dei libri riguardanti il periodo e contenenti sia incisioni che fotografie originali colorate a mano. 


2013: "William Hogarth inciso da T. Cook": la mostra presentava 38 incisioni originali disegnate da W. Hogarth e incise da T. Cook. La tematica delle tavole era, come sempre in Hogarth, la critica sociale e la satira sui costumi e gli usi del tempo. La qualità delle incisioni garantita dalla grande maestria di T. Cook era eccezionale.

2015: "Tra modernismo e tradizione": l'intento della mostra era quello di offrire una sventagliata sul panorama artistico ticinese del novecento. Erano presenti artisti ticinesi, confederati, tedeschi e italiani che hanno operato in Ticino durante il secolo scorso: Flavio Paolucci, Gerard Schneider, Max Weiss, Nag Arnoldi, Ivo Soldini, Günter Böhmer, Fausto Agnelli, Mario Ribola, Remo Patocchi, Ugo Zaccheo, Ettore Burzi, Ernst Kempter, Pietro Chiesa e Luigi Rossi.


Gli artisti contemporanei che hanno esposto al" raggio":

 Domingo Sampietro, Mirto Canonica, Armand Rondez, Giancarlo Sangregorio, Danilo Colombi, Silvia Paradela Castioni, Klaus Prior, Mino Ceretti, Jan Peter Fluck, Alberto Sartoris, Gianni Metalli, Loredana Müller, Armando Fettolini, Gianni Bucher, Eugenio Tomiolo, Sergio Emery, Sergio Piccaluga, Christian Erroi, István Gyalai, Fernando Bordoni, Gianluigi Susinno, Rosy Gadda Conti, Enrico Della Torre, Giuseppe Bolzani ,Giuseppe Martinelli, Luigi Stradella, Marco Mucha, Giorgio Larocchi, AlFadhil, Silvana Ciapparelli, Laurence Chatelain , Armando De Giovanni, Giovanni Cappello, Franco Massanova, Fritz Meijer, Daniel Lifschitz, Marko Karlo, Taddeo Bruno, Luca Gansser, Hélène Decuyper, Dario Jucker,  Jean Marc Bühler, Matteo Boato, Katia Piccinelli, Emilio Rissone, Cio Zanetta, Salvatore Grande, Carmo, Uriel Schmid-Tellez, Sara Visintainer, Stefano Ciaponi, Lauro Monti, Patrizia Mancuso,  Alessandro Mazzoni, Amir Yeke, François Bonjour e Nina Nasilli, Claudio Granaroli, Fabiola Quezada, Enzo Pelli, Silva Cavalli Felci e Renzo Ferrari.


Lo spazio espositivo